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The Dark side of the moon

“The Dark side of the moon” è senza dubbio uno degli album più importanti della storia della musica, forse il punto più alto della storia dei Pink Floyd.

È il marzo del 1973. Lo spirito rivoluzionario, utopistico dei giovani degli anni 60 stava svanendo e gli artisti disegnano viaggi introspettivi per ricercare l’essenza dell’umanità.

Partiamo dalla cover, tanto semplice quanto efficace. Una scomposizione dei colori da una luce bianca che entra in un prisma, invece, nella back cover troviamo esattamente il processo inverso ovvero l’arcobaleno che parte da sinistra e il prisma rovesciato.

The Dark side of the moon è un viaggio all’interno della psyche umana, prima a livello personale poi nella società.

Nel lato a, Roger Waters parla del trascorrere della vita dalla nascita alla morte. La nascita è descritta in maniera caoticamente completa in Speak to Me/Breathe. Una serie di suoni che si vanno ad unire e a seguire il pianto di un bambino che vede per la prima volta la luce. Poi incomincia la corsa della vita, On The Run e successivamente Time, ovvero il tempo che passa inesorabilmente e le nuove consapevolezze che avremmo voluto possedere all’inizio della vita. L’ultima canzone del lato a è The Great Gig in The Sky, ovvero la rappresentazione della morte come un grande concerto nel cielo. Questa canzone non ha parole, ma vocali che sembrano voler combattere un destino purtroppo certo.

Girato il vinile, il lato b è una riflessione dove vengono messe in evidenzia alcuni aspetti della società che portano alla follia una persona. Money, il mondo che gira attorno ai soldi. Us and Them, la difficoltà nel trovare una via di mezzo di fronte ad una mentalità bloccata nel vedere solo due opposti. Brain damage, il momento in cui la persona va fuori di testa e il capolavoro Eclipse la sintesi della vita descritta attraverso un eclisse di sole destinata a finire, la luce, quindi, tornerà ad illuminare la terra (la speranza)