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Intervista

Intervista a Jacopo Ratini

Secondo Antonello Venditti le canzoni “significative” negli ultimi anni sono molto meno. Sei d’accordo con questa affermazione?

Bisogna distinguere la musica, dalla musica fatta per il business, che segue le mode e le tendenze e che privilegia la parte strumentale a discapito del contenuto del testo.

Un volta se la canzone non rispettava alcuni canoni testuali erano guai seri. Quindi sono d’accordo con Venditti perché c’è un’ evidente povertà testuale e aggiungerei il fatto che se cantautori del passato continuano ad essere così tanto ricercati un motivo ci sarà.

Negli ultimi anni si è persa l’abitudine di prendersi un po’ di tempo per accompagnarsi alla musica senza fare altro, infatti è facile osservare gente che ascolta musica sui tram, correndo. Secondo te questo accostamento alla musica è dannoso?

Sì sono d’accordo: da una parte è scientificamente provato che staccare dalla vita quotidiana e ascoltare musica e basta ci fa stare bene perché chi ascolta musica ha una produzione di serotonina maggiore(la serotonina ci rende felici). Dall’altra è una questione di sensazioni: l’ascolto suscita degli stati d’animo particolarmente “personali”.

In molte canzoni degli ultimi anni spesso si tende a sottovalutare la componente dinamica (tutte le alterazioni del volume). Sei d’accordo?

Non del tutto, se una canzone ti colpisce molto spesso ha un ritornello efficace supportato da una scalata e quindi un minimo di dinamica c’è. Se non ci fosse dinamica il pezzo non esisterebbe. Concordo però sul fatto che nei pezzi moderni ne troviamo di meno.

Il cantautore rappresenta la voce del popolo, il cantautore riesce a raccontare cose che una persona comune non riesce a spiegare. Secondo te ai nostri giorni la figura del cantautore ha un’ importanza minore?

Sì, la rilevanza sociale - politica è calata perché tutti sono connessi h24 e possono dire tutto ciò che pensano, inoltre i giovani di oggi sono meno abituati all’ascolto e il rischio è proprio quello che il contenuto di un brano non venga per nulla considerato. Sta sempre all’intelligenza delle persone: dare valore a ciò che si ascolta.

Secondo te le etichette indipendenti offrono una libertà artistica maggiore rispetto a una major?

Una volta c’erano meno cantanti e le etichette avevano la possibilità offrire un prodotto anche differente dal Mainstream, ora i cantanti sono tanti e le etichette concentrano la loro attenzione sui genere che vanno di moda.

Molto spesso nelle scuole non vengono minimamente citati i grandi cantautori. Secondo te questo è un male? Se tu fossi professore di italiano tratteresti alcuni capolavori della musica italiana?

Certamente, perché le canzoni e le poesie danno un quadro di vita, molto interessante. Anzi farei di più: inviterei i giovani a portarmi dei testi che li rappresentano, ciò aiuta i ragazzi ad identificarsi, dando loro la possibilità di parlare di se stessi perché la musica è pedagogia, è crescita personale.

Quale letterato ha ispirato di più la tua musica?

Sicuramente Bukowski, ma soprattutto il Bukowski poeta che con una poesia è in grado di spiazzarti. Io devo molto a Bukowski, la capacità di sintesi la devo a Bukowski.